Creare il primo articolo del mio blog non è stato semplice.
“Parole al Vento” è arrivato prima nei miei sogni, e si è concretizzato lentamente.
Non come un uragano quindi, ma più simile ad una brezza leggera, che sembrava troppo flebile per spostare un progetto cosi sostanzioso, almeno per me.

Magari anche voi vi siete ritrovati, similmente, in questa ATTESA.
Nella mente e nel cuore, tutto appare chiaro: desideriamo trovare un modo più veloce per farlo accadere.
Ma qualcosa, o più cose, ci impongono di rallentare.
Quello è il tempo più prezioso, il terreno dove si gioca la partita vera.
Abbiamo, ovviamente, diverse scelte a disposizione.
Concedere alla frustrazione di entrare in circolo, come una sostanza tossica e lentamente letale, che agisce subdola in tutti i nostri substrati.
Possiamo fare harakiri e rinunciare al progetto nascente, considerando l’attesa come un chiaro segno di errore di valutazione iniziale.
Oppure possiamo imparare ad accogliere quel tempo lento come un invito all’ascolto

Prendere un bel respiro, e semplicemente stare.
Se il focus si sposta dal risultato finale a ciò che c’è, dentro e fuori di noi, allora possiamo osservare.
Ma osservare cosa?
I lenti movimenti della vita, che si espande e si contrae come una danza, che segue la direzione anche quando tutto appare fermo.
E’ un esercizio chirurgico, di osservazione microscopica. Funziona meglio quando riusciamo a mettere l’ansia “sul comodino”.
Potrebbe quindi succedere di meravigliarci, nell’osservare la nostra volontà combattere contro la spinta dei desideri. E trovare, al termine della lotta, un senso di accettazione. Che non è affatto arrendersi.
Quando accogliamo l’attesa, questa ci avvolge, ci conforta, ci fa quasi sorridere delle strade tortuose dell’esistenza.
Nella mia esperienza personale, molto spesso l’attesa giunge infine ad un termine. E, qualche volta, siamo così fortunati da ottenere quanto abbiamo desiderato.
Ma ho compreso che esiste in me anche un senso di profonda gratitudine, quando l’attesa viene ad incrociare la mia strada. Una sottile nostalgia, per quel tempo fruttuoso che ho passato ad osservare i miei pensieri, a lottare con le mie paure e dubbi.
Perché’ proprio lì, mi sono presa cura del terreno in cui ho piantato i miei semi.
I pensieri e le emozioni con cui nutriamo il tempo dell’attesa, determineranno la qualità dei frutti che raccoglieremo.
Per cui: buona attesa fruttuosa a tutti! La primavera è alle porte.
Mahalo.
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