TRUMAN SHOW: L’INVITO AD UNO SGUARDO NUOVO

Nel 1999, quasi a salutare il millennio che si apprestava a chiudersi, il cinema ci regala un film come Matrix. Credo che ognuno di noi, a quei tempi, lo abbia dovuto guardare attentamente almeno un paio di volte, per capire minimamente cosa i fratelli Wachowski avessero realizzato.

Un film che ha scosso le fondamenta della visione stessa dell’esistenza umana, ponendo sul tavolo molti interrogativi filosofici. O, forse, qualche cosa di più.

Come ogni uragano è preceduto da una improvvisa brezza, così anche questo film è preceduto dalla presentazione di quello che io definisco l’apripista.

Esattamente un anno prima, nel 1998, il registra Peter Weir firma l’uscita nelle sale di The Truman Show.

Jim Carrey – Grinch, maschera e inarrivabile sciocco – diventa uno dei personaggi più iconici e rappresentativi dei tempi che sarebbero, da lì a poco, arrivati.

Ho avuto la possibilità, di recente, di guardarlo di nuovo. Di sfuggita, mentre cercavo di fare mente locale sulle mille cose che stavo programmando per la mia settimana lavorativa, ho acceso la tv.

E’ un gesto raro per me, cerco di calibrare in modo parsimonioso gli stimoli che non sono utili, specialmente quelli virtuali o tecnologici. Perché mi riempiono, mi soffocano, restano addosso come un fritto non digerito.

Eppure, avevo bisogno di spostare i pensieri, e così ho indugiato su un pochino di zapping.

E nel caldo afoso della sera, ho riconosciuto alcuni fotogrammi, ho visto Jim Carrey vestito in quel modo un po’ rétro’, con un taglio di capelli improponibile, e ho fermato lo zapping.

Conoco bene la trama e i vari passaggi: il protagonista vive all’interno di uno show televisivo, che lo firma 24 ore su 24, e dove ogni cosa è costruita da una sceneggiatura: amici, moglie, lavoro, concittadini. Un giorno, come altri, cade un faro delle luci dal cielo. L’imprevisto, che apre al dubbio.

Su questo film potrei scrivere per ore, ma quella sera, stanca e sopraffatta dai pensieri, un dettaglio sullo schermo mi ha catturata.

Truman, il protagonista, deve entrare come ogni mattina al suo posto di lavoro. Una porta girevole lo separa dal conosciuto quotidiano, pochi passi, una spinta, per entrare nel mondo abitudinario.

Ma mentre la porta gira, e lui cammina, un raggio di sole gli colpisce la faccia.

Truman è costretto quasi a chiudere gli occhi. E qualcosa accade.

Invece di terminare il giro della porta ed entrare al lavoro, continua a camminare, finisce il girotondo come fosse un bambino, e torna fuori, sulla strada.

Un momento di smarrimento: non sa bene dove andare, cosa sta guardando, cosa fare.

Eppure è uscito, ha cambiato il giro.

Ci sono periodi della nostra vita, che a volte coincidono anche con periodi storici estremamente veloci, caotici, direi turbolenti, in cui possiamo sentire un certo senso di distacco da cio’ che prima consideravamo abitudine.

Come Truman, qualcosa accade (non necessariamente spiacevole o disastroso), che cambia la nostra percezione. Ci fa porre delle domande nuove.

Io credo che il mondo di Truman fosse reale, con persone vere, che recitavano, certamente sì, ma questo accade anche nella nostra quotidianità. Le identificazioni ci camminano a fianco.

Credo anche, per chi ha visto il finale, che l’uscita dallo show non significhi dimenticarsi di quello che ha vissuto dentro quello spazio di vita.

Non è lo show che è finto, è la coscienza del protagonista che subisce un upgrade. E ha bisogno di nutrirsi di altro, nonostante non sappia ancora di cosa.

Quali riflessioni mi ha donato dunque questa scena, che dura pochi secondi?

– che se la vita è un girotondo monotono, ogni tanto va bene rompere le regole ed uscire dal gioco;

che una nuova consapevolezza può essere illuminata anche nei momenti di smarrimento;

– che nulla di quello che abbiamo atto, anche se oggi lo faremmo diversamente, merita il nostro rimpianto, o il nostro rimorso;

– che cambiare idee, abitudini, aspettative, progetti, può fare paura, ma anche entusiasmarci;

– che non occorrono grandi spiegazioni verso nessuno.

Come Truman, salire le scale, fare un inchino, e prendere per mano la nostra nuova versione che si affaccia.

Mahalo

9 risposte a “TRUMAN SHOW: L’INVITO AD UNO SGUARDO NUOVO”

  1. Ciao Lorenza, Grazie per il bellissimo scritto di oggi! “Non occorrono grandi spiegazioni verso nessuno” grande insegnamento per me in questo periodo…. Buona domenica!

    1. grazie, Marinella, per leggermi

  2. Avatar Silvana DI STASO
    Silvana DI STASO

    “che cambiare idee, abitudini, aspettative, progetti, può fare paura, ma anche entusiasmarci”

    Sono d’accordo, la vita può mostrare vari aspetti buoni o cattivi che siano, bisogna solo accettarli e fare di questi un buon insegnamento, le paure che si presentano fanno parte del gioco e come ogni gioco alla fine si esce sempre più consapevoli di aver imparato qualcosa.

    1. grazie silvana per avermi letta e per il tuo commento. Se siamo fortunati, anche in quei momenti di “cambio giro”, qualcuno fa il tifo per noi.

  3. Leggerti è come il tè delle 17 in Inghilterra, un momento delizioso di puro gusto!
    Ciò che scrivi è così immensamente vero!
    Grazie di esistere

    1. grazie Poz! viva il tè e i momenti che ci fanno bene

  4. Avatar M Beatrice Prandini
    M Beatrice Prandini

    Grazie Lori per il bellissimo scritto. Già solo leggerti mi conduce in una “porta girevole” con un arcobaleno e con un soffio di libertà. Una sorta di ruota che può portarti anche lontano, lontano in un mondo fatato da scoprire come Alice nel Paese delle Meraviglie

  5. Avatar Cristina Mazzucchelli
    Cristina Mazzucchelli

    Mi hai fatto pensare che in fondo siamo tutti dentro un grande Truman Show finché non prendiamo coscienza del nostro personaggio e facciamo il tuffo dentro ciò che siamo realmente. Grazie per avermi guidata al trampolino. Eternamente grata.

    1. grazie a te, un bel tuffo il tuo

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