Questa è la storia di una tartaruga, trovata durante una passeggiata nel bosco.
Vagava sola, in mezzo alla terra, profumata dalla poca acqua scesa in questi giorni, e protetta dai rami degli alberi amici.
Il primo istinto è stato forse quello di guardarsi intorno: da dove sarà arrivata?
Nessuna casa vicina, solo bosco e silenzio.
E così, temporaneamente, la si porta a casa.
Che poi, si sa, all’inizio il primo istinto è quello di dire: ma mica la teniamo eh? Abbiamo già un sacco da fare.
Ma gli animali, ogni tanto, ci scelgono e possiamo solo accettare qual mistero che li conduce a noi, come un regalo.
Una piccola preoccupazione inizia a farsi strada: il temibile cane-cavallo, che imperversa per il giardino e per casa, come fosse l’ottavo re di Roma.
Buono come il pane, ma pur sempre un esemplare di 40 kg: c’è sempre da sperare, andando a fargli visita nel suo regno, di non trovarlo troppo felice, perché è pur sempre un entusiasmo che finirai per goderti con il sedere per terra. O trascinato dalle corse di gioia.
Dicevamo, il cane-cavallo, in attesa del ritorno dei padroni, poteva reagire al nuovo arrivato in modo imprevedibile.
Dopo qualche occhiata disinteressata, pareva tornare placido nel suo regno incantato, produttore di buchi di portata tale che occorre ogni tanto mettere i cartelli “lavori in corso”.
Il temibile re, capace di ingoiare dei sassi e degli ossi interi, non pareva preoccupato. Ma forse, era stato un po’ ottimista.
Si perché, la tartaruga spaurita, in realtà aveva un super potere: andava velocissima.
Incredulo, il cane-cavallo, la osservava fare tre, quattro, anche cinque volte il perimetro della casa, senza stancarsi. Un privilegio concesso solo a lui, fino a quel momento.
Passavano i giorni, e i padroni di casa cominciavano a notare altre stranezze: la tartaruga non solo era velocissima, ma aveva una strana compulsione di seguire le persone ovunque andassero, arrivando fino ai loro piedi, ogni volta ovviamente con “zampette spedite”.
Anche il cane-cavallo veniva seguito come un’ombra.
Una montagna sfidata da una formica.

E fu così, che la piccola creatura, che sembrava assomigliare più ad un ninja, addomesticato a proteggere la proprietà, iniziò ad avvicinare con fare deciso ogni estraneo mettesse piede in casa.
Senza alcun timore. Più con determinazione, come a dire “ci sono anche io, perbacco, non ve lo dimenticate”.
Il cane-cavallo, dopo qualche tentativo andato a vuoto di bullizzare la creaturina impertinente, non ha potuto che accettare, con un pizzico di gelosia, il nuovo bizzarro amico.
Sembra una storia inventata, ma è pura realtà.
Ho osservato queste scene, che paiono uscite da una favola, e mi porto qualche riflessione.

Contiamo quanto decidiamo noi stessi di contare.
Non sempre chi fa il “grosso” ha la meglio. La determinazione invece può crearci uno spazio perfetto per noi.
Ma soprattutto, come dico sempre anche di me: “Sottovalutatemi pure. Ci sarà da ridere”.
Buona estate a tutti.
Che sia una favola.
E che sia una favola buona.
Mahalo

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