chirone

Chirone, saggio centauro della mitologia greca, porta con sé una storia interessante, cara ad ogni terapeuta (sicuramente!) ma degna di nota, anche per chi non ha scelto la terapia come lavoro.

Chirone viene raccontato come un guaritore saggio e nobile, ben diverso dagli altri centauri, cricca di esseri piu’ istintuali e violenti.

Ma come ha fatto Chirone, mezzo uomo e mezzo cavallo, a diventare saggio e nobile?

Avrà forse frequentato una prestigiosa università dell’Olimpo?

Sarà cresciuto come il figlio di un calciatore famoso, tra un selfie e un panfilo in costa azzurra`?

Oppure sarà stato così amato e coccolato, da diventare capace di dare valevoli consigli sentimentali?

Temo, nulla di tutto questo.

Figlio del dio Crono e di Filira, fu abbandonato alla nascita per il suo aspetto. Eppure, citando il mito, crebbe colto e compassionevole. 

Compassionevole. Questa è una di quelle parole che amo. Non è solo la capacità di sentire lo stato d’animo dell’altro (non di viverlo su di sé, badate bene!). Ma è anche la capacità, consapevole, di discernere se intervenire o semplicemente sostare in presenza di tale dolore. Non indignandosi, non lasciandosi trascinare in esso, ma sedendovi accanto, senza rumore.

Immagino Chirone, negli immensi e assolati pomeriggi sull’Olimpo, a domandarsi e chiedersi, qual è il senso di tutto quello che ho vissuto. Il guaritore ferito, questo è il nome dell’archetipo che Chirone rappresenta, è quella parte che lo rende compassionevole, innanzitutto verso di sé.

Non può cancellare la ferita perenne che, nella mitologia, lo accompagna sempre, in quanto immortale. Ma trasforma quella ferita in conoscenza. Quella intima comprensione che avviene, soprattutto se qualcosa la si sperimenta prima su di sé.

E’ come quella storia che mi piace ogni tanto ascoltare.

Un uomo cade in un buco profondo e chiede aiuto. Passa un avvocato, lo guarda, gli lancia un biglietto da visita e dice: “quando uscirai dal buco, chiamami. Ti aiuterò a fare causa a chi ha lasciato aperto questo cratere. E se ne va.

Passa un secondo uomo, un medico, attirato dalle richieste di aiuto dell’uomo. Lo guarda, gli lancia un biglietto da visita e dice: “quando uscirai dal buco, chiamami. Ti curerò pro bono”.

L’uomo nel buco sta per perdere le speranze. Fino a che un ultimo uomo passa: lo vede. Salta nel buco insieme a lui.

“Sciocco! Perché sei saltato anche tu qui dentro? Ora siamo in due intrappolati nel buco*.

E l’ultimo uomo, sorridente, gli risponde: fratello, non temere. Sono stato in questo buco prima di te. Conosco la via di uscita”

Possa ogni essere umano, nel momento in cui lo necessita, trovare un Chirone, di qualsiasi forma, che salti nel buco, spavaldo e sorridente.

Anche solo per sentirsi dire: non temere! Conosco la via d’uscita.

Mahalo.

5 risposte a “chirone”

  1. Che storia meravigliosa
    Mi dara’ molta speranza e conforto nei momenti magari un po più nebbiosi che verranno! Giusto per ricordare sempre che essere compassionevole è un valore aggiunto
    Grazie Lory
    Di ❤️

  2. Avatar Mariaelena Giancani
    Mariaelena Giancani

    Bellissimo, è proprio così, chi è finito in quel buco, conosce la strada…..bello. Davvero.

  3. Avatar M Beatrice Prandini
    M Beatrice Prandini

    Racconto bellissimo, dolce e toccante.
    La compassione è una vera preziosità che rende il triste e doloroso mondo un “qualcosa” di più accettabile.
    Grazie Lori come sempre.
    Bea

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