Agli “empatici” di buona volontà che camminano su questa terra: per favore, fermatevi un momento.
Da 1 a 10 quanto è grande la stanchezza percepita?
Quante volte, chiudendo la porta dietro di voi, serrate gli occhi e cercate di prendere fiato?
Questi sono tempi tumultuosi, nel firmamento e anche sulla terra.
Tutto si muove velocemente, in un caos che ci viene raccontato come spaventoso e ricco di pericoli.
Le forme pensiero intorno a noi e sulla nostra testa, bussano e ingombrano, come se il soffitto del cielo si fosse fatto pesante.
Non ci stiamo sbagliando, non siamo i soli ad avere queste strane sensazioni.
E non ci vuole una misurazione scientifica che lo certifichi: il nostro corpo è la migliore cartina tornasole, un perfetto strumento di evidenza fenomenologica.
Perché accade tutto questo?
Per quanto possa sembrare assurdo, i PERCHE’ non mi interessano molto.

PERCHE’ è una domanda della mente.
COSA e COME sono le domande del corpo e dello spirito.
Cosa sto percependo?
Come posso integrare, senza farmi risucchiare, schiacciare?
Tutto accade per me, non accade a me. E questa è una verità scomoda, che io stessa ho dovuto guardare, consapevolizzare, digerire.
E vengo al titolo dell’articolo: un momento per te.
Perché l’unico posto in cui questa digestione può avvenire, è il silenzio di quel luogo incredibile che è il nostro mondo interiore più profondo.
Quella soglia che, di solito, per gli empatici, è il luogo più sicuro.
In quel profondo, proviamo a prenderci un minuto per noi. Ascoltiamo, tiriamo il fiato. Perché laggiù, anche se lo dimentichiamo, nel rumore del quotidiano, possiamo accomodarci.
Ritrovare una tavola apparecchiata per noi; in cima alla tavola, c’è una scatola, avvolta da una carta regalo lucente, con un fiocco in cima.
E se la scartiamo, dentro troviamo un biglietto, che è sempre stato lì, dal giorno in cui ci siamo affacciati all’esistenza.
Nel mio immaginario, il messaggio all’interno dice: “ti ho regalato l’esperienza della VITA. Non sarà sempre facile, ma tu torna qui, quando lo necessiti. Non prendere nulla troppo sul serio. Goditi il viaggio”.

Nella scatola c’è ancora un sacco di spazio. Spetta a noi decidere di cosa riempirlo.
Discernere.
E la scelta è pressoché illimitata. Ma occorre fiducia nella propria visione.
Qualcuno direbbe: è questa la partita da giocare.
Per cui, cari empatici di buona volontà, che sentite tutto quello che accade là fuori: riportate lo sguardo dentro.
E’ stata una lunga salita; ma il panorama, in cima, è eccezionale.
Mahalo.

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