Alcuni giorni di fine Agosto possono essere particolarmente riflessivi. Specialmente se ti trovi al termine di una breve vacanza.
Il cielo ha nuvole basse e pesanti, sembrano cotone appiccicato ad una tela azzurra, batuffoli che occupano spazio ed aria, fuori e dentro di te. Dolce e minacciosa panna montata di fine estate.
E mentre passeggio sulla spiaggia infinita della Normadia, come una pellegrina giunta ad una terra straniera, in cerca di un futuro, mi raggiunge una strana sensazione, dolce ed amara allo stesso tempo.
Un po’ di malinconia, che ti prende ma non sai da dove sia arrivata, ti coglie di sorpresa.
Non ha propriamente a che vedere con la fine della vacanza, perché con gli anni ho imparato ad apprezzare i ritorni, tanto quanto le partenze.
E’ proprio un’emozione, la malinconia, che appartiene ai cieli tiepidi, velati di un rosa o azzurro pallido.
Appartiene a onde rilassate che suonano come una nenia antica.

Ad un primo momento, è stata forte la sensazione di ricacciarla indietro, ma poi ho girato lo sguardo e ho visto una bambina correre, con un foulard tra le mani, spalancato al cielo come fosse una vela. Quasi cercasse lo slancio del vento per essere sollevata.
Allora, quel senso di malinconia mi è stato chiaro: non era tristezza, ma la consapevolezza che certi fotogrammi sono speciali.

Attimi unici, e quindi non replicabili. Ma proprio la malinconia ha il compito di mostrarcene la preziosità.
Quindi: diamo il benvenuto anche alla malinconia, quando arriva. Che ci “avvisa” che stiamo vivendo dei momenti speciali. E che resta il tempo di un caffè.
Mahalo

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