Parlo spesso di fiducia. Credo sia la parola che utilizzo di più durante le mie conversazioni, siano esse di natura terapeutica che di semplice socialità.
La mia natura ottimista mi accompagna da sempre, nonostante io stessa abbia vissuto, come tutti, momenti di estremo sconforto e dolore.
Come si combina quindi l’ottimismo con l’aver fatto esperienza anche della disperazione?
Credo valga la pena chiarire cosa intendo.
Nessuno, ripeto nessuno, di noi umani ha potuto evitare questi momenti di estrema insicurezza, dubbio, dolore.
Ma non è questo che definisce l’ottimista, o meglio una persona dotata della risorsa che chiamiamo fiducia.
E’, infatti, ciò che ne facciamo di quei momenti di prostrazione, che determina la vera natura insita in noi.

Lasciamo che un fallimento, un lutto, una profonda delusione ci definiscano, come un copione scritto ed immutabile?
Oppure, terminato il nostro sostare sulla soglia del dolore, riprendiamo il cammino nella vita?
Possiamo, in un vero e proprio processo alchemico, trasformare il piombo in oro: questo definisce un’anima in fiducia.
Un peso, un evento, persino un tratto di cui ci vergogniamo, può diventare uno strumento di forza da condividere, da raccontare e integrare nella nostra storia personale.
Come un gradino che abbiamo imparato a scalare, per poi proseguire.
Ho sperimentato sulla mia pelle questa consapevolezza. Nulla di quello che accade e’ destinato a darci sofferenza a tempo indeterminato.

Sostare sulla soglia, il tempo di un caffè: così definiamo, in Biotransenergica, questo passaggio fondamentale (ovviamente non il tempo umano di un caffè, ma un tempo strettamente necessario).
Per comprendere che la vita non sta accadendo a noi, sta accadendo per noi.
Fenomenologicamente, continuano a ripresentarsi occasioni per farne esperienza, per comprendere ad un livello più profondo.
Fino a che, un giorno, stanchi e sfiniti, accade qualcosa.
Una resa interiore, carica di nuova comprensione. E forza.
Questo è il lavoro più potente da fare, a mio parere, nel percorso evolutivo personale e collettivo.
Faticoso, certamente. Ma estremamente gratificante.
Perché, che ci crediate o meno, alla fine i conti tornano sempre.
Mahalo.

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