La tenerezza è quella qualità che ha sempre, per me, dato una distinzione di colore tra gli esseri umani che ho incontrato.
Riconosco un cuore tenero da un semplice sguardo. Non è magia, è sintonizzazione cardiaca.
Quando si lavora molto sulla centratura del cuore, non intesa come emozione romantica o nuvolette rosa, ma come reale ascolto del più potente organo che abbiamo nel nostro corpo, se ne può cominciare a percepire la voce.
Una saggezza antica del nostro Sé superiore, che attende solo che noi si faccia un pochino di silenzio.
Allontanando il cellulare. Spegnendo la televisione.
Facendo digiuno di stimoli inutili: l’ennesima serie, lo scrolling compulsivo sui social, migliaia di messaggini inutili. Il buongiornissimo che arriva da chi non si ricorda neppure il nostro viso, a meno che non abbiamo avuto la grazia di aggiornare l’immagine di whatsapp.
Per chiarezza, credo che la tecnologia sia uno strumento incredibile, utilizzato nella giusta misura.
Non sono nostalgica del tempo passato, è qualcosa a cui non trovo nessuna utilità.
Se siamo vivi in questo tempo, un motivo ci sarà. Non spetta a me svelare i misteri dell’universo, solo contemplarli e accettarli. Nella fiducia.
Ma esiste un tempo in cui dobbiamo scegliere di cosa nutrirci.
Nella quasi illimitata disponibilità di cui beneficiamo, occorre ascoltare il cuore.

La tenerezza è quella qualità che ci insegna ad ascoltarlo.
Non è passione, non è impeto.
Non vuole possedere, la tenerezza. E’ un sentimento complesso, altissimo.
Ha a che fare con la purezza, con quella briciola di incondizionato che ci viene concessa nella nostra condizione umana, intrisa di bisogni e quindi più propensa al dare e ricevere condizionati dai bisogni stessi.
Appartiene, come matrice archetipica, al fanciullo dentro di noi.
Che non conosce egoismo, poiché il mondo è il suo parco giochi infinito.
Non conosce moneta, perché la sua merce di scambio è la sua vitalità.
Ma conosce l’amore, e il potere della vicinanza.

Questo è un tempo in cui la tenerezza diventa risorsa necessaria da risvegliare.
Ma è anche un tempo in cui la tenerezza si deve accompagnare alla spada.
Cos’è la spada, quindi, da un punto di vista integrale?
Non l’arma per tagliare le teste. In termini evolutivi, siamo alla fine dell’epoca lunghissima dello scontro (ecco perché tutto sembra scatenarsi oggi in modo esplosivo; per me, sta solo muovendo gli ultimi colpi di coda, questo pattern obsoleto).
MI riferisco alla spada del discernimento, della scelta.
Quella determinazione che viene dall’ascolto profondo della nostra verità. Ci chiama a seguirla, con coraggio.
Fa indietreggiare la menzogna, l’illusione. Difende e apre la strada.
Determina, al bivio, il cammino.
Il Loto e la spada, la tenerezza e la determinazione.
Perfettamente integrati, radicati, leggeri.
Non nella perfezione, ma nell’impeccabilità.
Mahalo.

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