Accade, a volte, durante un percorso di crescita personale o di esplorazione profonda di noi, di trovarci di fronte a quella che io chiamo “la soglia”.
La immagino come una porta, di fronte al nostro viso, che attende solo di essere aperta.
Ma, per qualche motivo, ancora non si spalanca.
O meglio, ancora non pigiamo sulla maniglia.
Abbiamo analizzato, guardato, sciolto, trasformato, e siamo comunque ancora lì, col naso a pochi centimetri da questo uscio.
Stiamo prendendo fiato?
Abbiamo timore ad aprire?
C’è ancora qualcosa che ostacola?
Nel tempo, ho potuto osservare questa dinamica molte volte, sia con i pazienti che nella mia vita personale.
Non più nel vecchio cammino, non ancora su quello nuovo.
Ho riflettuto su quale funzione avesse questo pattern ricorrente, un tempo di natura transitoria.
Spesso non vi è molto da fare, se non accogliere questo “Caronte”, che ci porta al nuovo giorno.

Se una parte di noi è già transitata (il passaggio interiore avviene prima della manifestazione concreta sul piano di realtà), esiste ancora un piccolo ultimo passo da compiere.
Io credo che questo passo competa alla mente razionale.
Quella parte così preziosa di noi, che cerca un motivo logico per seguire il resto del nostro essere, che si è già messo in cammino sulla strada nuova.
Allora, immagino la mia mente come fosse ad un bivio.
Non sta scegliendo dove andare, deve solo seguire. E allora che sta facendo ferma al bivio?
Sta negoziando con la nostra zona di comfort. Con il conosciuto.

Questo, secondo me, è l’unico pezzettino che a volte ci separa dai grandi cambiamenti di vita.
Accettare di spostarci dalla forma conosciuta delle cose.
La mente va un pochino rassicurata, accompagnata.
In fondo, se fossimo nati per restare sempre dove siamo, saremmo nati alberi.
Allora, un bel respiro, un sorriso.
E apriamo.
Mahalo.

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